Un cambio di rotta inaspettato rispetto alla direzione di marcia indicata da Palazzo Chigi
Il caso tutto interno alla maggioranza si apre e si chiude nell'aula del Senato, nel giro di poche ore, con una brusca retromarcia del centrodestra. A Palazzo Madama si votano le mozioni sul caro energia. Nel testo firmato da tutti i capigruppo appare in prima battuta un passaggio in cui si chiede a sorpresa all'esecutivo di rivedere al ribasso gli obiettivi sulle spese militari e "mantenere un impegno realistico e credibile in ambito Nato, confermando il raggiungimento del 2% del Pil per la difesa e promuovendo una revisione degli obiettivi più ambiziosi - si legge - come il 5%, alla luce della situazione economica e al fine di garantire una difesa collettiva efficace senza compromettere la sostenibilità dei conti pubblici". Un cambio di rotta inaspettato rispetto alla direzione di marcia indicata da Palazzo Chigi e del quale, confermano fonti di maggioranza, il governo non era al corrente. Impegno, quello del 5 per cento, che era stato assunto personalmente dalla premier Giorgia Meloni lo scorso anno al vertice Nato dell'Aja su pressione dell'amministrazione Trump.
La retromarcia del centrodestra










