Sono passate da poco le nove del mattino quando gli occhi di Guido Crosetto si posano sulla mozione del centrodestra al Senato che chiede di rivedere gli impegni con la Nato per far fronte al caro energia. Cinque per cento del Pil nella sicurezza, come chiede Trump? Obiettivo "irrealizzabile". Non vuole crederci. E lo sconcerto sale su su fino alla stanza della premier Giorgia Meloni: «Ma è la mozione nostra o delle opposizioni?». Squillano i telefoni. Si corre ai ripari per mettere mano al pasticciaccio di Palazzo Madama prima che si voti in aula. La premier stessa, come il ministro di FdI, è infuriata per quella parentesi nel testo che sconfessa apertamente i patti siglati con la Nato e con l'uomo forte della Casa Bianca, come anticipato dal Messaggero.it. Promuovendo "una revisione degli obiettivi più ambiziosi (come il 5 per cento) alla luce della situazione economica e delle priorità nazionali". Tempismo pessimo, tuona la presidente del Consiglio.

La mozione Mentre lei sta trattando con l'Unione europea per ottenere flessibilità sulla spesa energetica. Altrimenti, è l'aut-aut, l'Italia non prenoterà la sua fetta dei fondi "SAFE" per la spesa militare: un prestito da 14,9 miliardi di euro. Squillano i telefoni, i decibel salgono di minuto in minuto. E il bianchetto di Palazzo Chigi si mette in moto. Salta il paragrafo incriminato, che manda in soffitta gli impegni Nato. La mozione arriva nell'emiciclo di Palazzo Madama "depurata" da quelle righe suscettibili di aprire un caso diplomatico. Per il caso politico è troppo tardi: le opposizioni hanno gioco facile a canzonare la maggioranza per il "dietrofront" improvviso. Doppio: prima sugli impegni Nato, poi sulla stessa sconfessione che viene cancellata dai capigruppo. Caso chiuso? Insomma. Da copione, parte subito la caccia alla "manina" che ha inserito nella mozione il passaggio nell'occhio del ciclone. Chi voleva mettere un dito negli occhi al presidente Usa? I sospetti cadono subito sui leghisti, Massimiliano Romeo, intercettato alla buvette, sorride di gusto e nega senza troppa convinzione: "Ma no, non era questo il momento, abbiamo rinviato". Da Forza Italia, che ha apposto la prima firma, quella del capogruppo Stefania Craxi, parlano di un testo limato insieme, fra alleati, ieri sera. Un testo di "compromesso" per venire incontro alle bizze leghiste. La caccia alla "manina" prosegue. L'incidente per ora è rientrato. E ai piani alti del governo tutti sperano che l'eco non sia arrivato fino allo Studio Ovale.