Cortocircuito. Il centrodestra rinnega per una mattina gli impegni di spesa presi con la Nato e con Donald Trump. Troppi soldi, impossibile spendere il 5 per cento del Pil in sicurezza con la crisi di Hormuz e i rincari alla pompa. Scrive tutto nero su bianco, in una mozione al Senato. Poi sbianchetta: Giorgia Meloni e Guido Crosetto ordinano il dietrofront. Breve storia di un incidente d'aula che per qualche ora rischia di innescare un incidente diplomatico.
IL COLPO DI SCENA La notizia irrompe di prima mattina. Nella mozione di maggioranza c'è un punto, il punto 8, che fa balzare sulla sedia i vertici del governo. Il centrodestra, nel testo firmato da tutti gli alleati a Palazzo Madama - siglano Craxi, Malan, Romeo, Biancofiore, Paroli, Petrucci, Garavaglia - chiede al governo di «mantenere un impegno realistico e credibile in ambito Nato, confermando il raggiungimento del 2 per cento del PIL per la spesa per la difesa e promuovendo una revisione degli obiettivi più ambiziosi (come il 5 per cento) alla luce della situazione economica e delle priorità nazionali». In quella parentesi c'è un messaggio in bottiglia: caro Trump, l'Italia non può permettersi di destinare una fetta così grande del Pil alle spese militari con la crisi energetica che svuota il portafogli. E ancora: la coalizione auspica «una visione pragmatica che rifiuta obiettivi irrealistici al 5 per cento» e chiede di computare nelle spese Nato «la componente di infrastrutture critiche e sicurezza energetica». Poche righe scatenano un pandemonio. Uscita la notizia squillano i telefoni. Le opposizioni picchiano duro sul dietrofront del governo. «Finalmente, per evitare imbarazzanti spaccature interne, ci hanno dovuto dare ragione» esulta dai Cinque Stelle Dolores Bevilacqua. Al ministero della Difesa, intanto, Guido Crosetto è una furia. E con lui la premier. Leggono e rileggono: sembra la copia carbone della mozione delle opposizioni. Incredulo, il ministro fa contattare i capigruppo al Senato dai suoi uffici tecnici. «Non ha senso inserire questo passaggio in una mozione, peraltro mentre stiamo aspettando una risposta dall'Europa» si sfoga con i suoi collaboratori. Meloni, informata, ordina il dietrofront. In aula la mozione arriva mozzata. Salta il punto 8. Resta la richiesta di battagliare in Europa per ottenere nuove deroghe al Patto di Stabilità, di dare priorità all'energia e alle bollette sulla spesa militare. Ma senza più la sconfessione degli impegni Nato. Il caso diplomatico è scongiurato. Il caso politico invece monta.IL DIETROFRONT Giuseppe Conte, leader dei Cinque Stelle, maramaldeggia: «Restano i cocci e una maggioranza a pezzi che sotto la facciata è spaccata». E le altre opposizioni, che si presentano con una mozione unitaria, si accodano in coro. Dal Pd Francesco Boccia denuncia «la condizione comatosa di questa maggioranza, gli italiani hanno diritto di sapere dove stiamo andando». Da destra, a microfoni accesi, smorzano. Massimiliano Romeo arriva come un fulmine in buvette, sorriso a trentadue denti. Chiediamo al capogruppo della Lega: siete stati voi a scrivere quel paragrafo?» Allarga le braccia: «Ma no, semmai ha rivisto qualche passaggio il mio amico Borghi...». Poi si fa serio: «Abbiamo deciso tutti insieme di toglierlo». Sarà. Ma intanto dietro le quinte è partita la caccia alla "manina" che ha servito, forse involontariamente, un assist gratuito ai rivali. I sospetti puntano tutti sulla Lega. «Sono stati loro a ritoccare il testo» accusano da Fratelli d'Italia. E del resto la prima versione del testo, quella che mette da parte gli impegni con Trump - «Trump chi?» scherza Romeo mentre sorseggia il caffè - suona uno spartito caro ai leghisti. Stop al riarmo, priorità assoluta ai soldi per bollette e sconti alla pompa.Nel chiuso della riunione di maggioranza sul fine vita, sempre al Senato, il capogruppo leghista si lascia andare a un piccolo sfogo: «Quando c'è da fare dietrofront siamo sempre bravissimi..». Come a dire: quel testo si poteva lasciare così. Se Trump la prende male, pazienza. È forse solo un piccolo pasticcio d'aula. Di quelli che fanno alzare gli occhi a Luca Ciriani, il ministro ai Rapporti con il Parlamento, mentre affretta il passo verso l'aula di Palazzo Madama. Ma se diventa un caso politico è perché riproduce in piccolo il bivio che, in grande, si staglia di fronte a Meloni in queste ore. Difesa o energia? Il prestito del Safe o i miliardi per tagliare le accise? O magari una via di mezzo: usare una parte del maxi-prestito europeo contro i rincari energetici. «Ma non si può fare» ha spiegato ai colleghi Crosetto. In attesa che l'Europa alzi la cornetta il centrodestra spegne il cortocircuito d'aula. E c'è chi prova a riderci su. Luca De Carlo, senatore veneto di FdI, fischietta Battisti: «Tu chiamale, se vuoi, e-mozioni».Benzina e gasolio, il Mef: le risorse ci saranno per il taglio delle accise e per i Tir











