di
Marco Galluzzo
Il caso mentre l’ammiraglio Cavo Dragone apriva il vertice militare Nato a Bruxelles
Lo si può chiamare pasticcio, corto circuito, di sicuro nel governo l’episodio è stato vissuto come un autogol imbarazzante, tanto che sarebbe stata direttamente Giorgia Meloni, certamente poco felice per le notizie che le sono arrivate sulla scrivania, ad alzare il telefono per invertire la rotta. Di sicuro non ne sapeva nulla Guido Crosetto, che ha condiviso la sua irritazione chiamando una premier più irritata di lui. E nulla a quanto pare sapeva nemmeno l’ufficio diplomatico di Palazzo Chigi, che forse avrebbe dovuto sapere qualcosa visto che si tratta di accordi internazionali e di politica estera.
Insomma mezzo governo è quasi caduto dalla sedia, e poco importa che i senatori di Fratelli d’Italia abbiano puntato l’indice contro i colleghi della Lega, la cosa che ha creato più imbarazzo a Palazzo Chigi ha toccato anche personalmente la figura della premier. «L’impegno Nato era irrealistico anche al momento della firma dell’accordo», hanno scritto i 28 senatori del centrodestra, senza forse rendersi conto del significato stesso di quanto messo nero su bianco. La firma, nel vertice dell’Aia dell’anno scorso, era quella di Giorgia Meloni.












