Anche se alla fine s’è risolta in una precipitosa marcia indietro, l’iniziativa del centrodestra, partita dalla Lega, della mozione parlamentare per rimettere in discussione l’impegno assunto da Meloni a giugno di un anno fa in sede Nato, per garantire l’impegno a portare gradualmente - in un decennio - il contributo dell’Italia all’Alleanza atlantica al 5 per cento del bilancio, rivela che il timore del governo per le incognite della crisi energetica è più forte di quanto si poteva immaginare.

Nel giro di due giorni Meloni ha scritto alla presidente della Commissione europea, Von der Leyen (VdL), per ottenere una modifica del Patto di Stabilità, simile a quella che aveva abolito i limiti al debito pubblico in tempi di Covid. Lo ha fatto confermando gli impegni assunti con la Nato, ma obiettando che sarebbe stato difficile spiegare all’opinione pubblica l’investimento in riarmo senza offrire contemporaneamente aiuti a imprese e famiglie in materia di energia. E pur sapendo che la risposta di VdL e del commissario Dombrovskis sarebbe stata un “no”. Di lì è partita la pressione di Salvini, per muoversi autonomamente dall’Unione europea. E ieri, ecco la mossa di rinnegare - salvo subito dopo riconfermare - la promessa alla Nato, assunta in sede di vertice internazionale.