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25 GIUGNO 2025

Ultimo aggiornamento: 20:19

Questione di lessico, ma anche di sostanza. Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in vista del vertice Nato e del successivo Consiglio europeo, per due giorni in Parlamento – prima alla Camera, due giorni fa e ieri in Senato – ha polemizzato con il Movimento 5 Stelle e con Giuseppe Conte. L’oggetto del contendere è stato l’aumento delle spese militari. Quello sancito, oggi, nel vertice Nato dell’Aja e quello passato. Il presidente Meloni fa due affermazioni per dimostrare le contraddizioni del Movimento 5 Stelle e del suo Leader. Alla Camera dei Deputati ha detto: “il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha firmato l’impegno a portare le spese di difesa al 2%”. Ieri in Senato è tornata sul tema così: “il presidente Conte ha detto ieri che lui non ha sottoscritto l’impegno del 2%. Una firma è una firma signori e quella firma è stata messa”.

Oggi, sempre il presidente Meloni, parlando con i giornalisti del nuovo aumento delle spese militari ha dichiarato: “parliamo di un’incremento delle spese in difesa dell’1,5% in dieci anni”, per poi correggere il tiro paragonando l’impegno ad aumentare gli stanziamenti in difesa da lei sottoscritto, rispetto agli aumenti di spesa passati. “Non distante – garantisce Meloni – dall’impegno che l’Italia già assunse nel 2014 quando erano all’1% in rapporto al Prodotto Interno Lordo e si impegnò ad aumentarlo dell’1%”. Portando le risorse finanziarie da destinare al settore della difesa al 2% del prodotto Interno Lordo.