Un vero e proprio giallo politico ha scosso il pomeriggio del Senato. Quella che doveva essere una giornata di voto su tre diverse mozioni (agricoltura, energia e difesa) si è trasformata in un mezzo passo falso della maggioranza, costretta a un repentino dietrofront su un tema delicatissimo: le spese militari e i rapporti con la Nato.

La mozione della discordia: l'obiettivo del 5% Tutto è iniziato con la presentazione di una nuova mozione firmata da tutti i capigruppo del centrodestra (a partire da Stefania Craxi di Forza Italia). Nel testo si chiedeva esplicitamente al governo di: "Promuovere una revisione degli obiettivi più ambiziosi (come il 5%) alla luce della situazione economica e delle priorità nazionali, confermando invece il raggiungimento del realistico e credibile obiettivo del 2% del Pil in ambito Nato." La mozione della maggioranza proponeva anche di includere nel computo delle spese militari anche gli investimenti per la sicurezza energetica e le infrastrutture critiche. Una mossa che andava di fatto a blindare il target del 2%, frenando su richieste di riarmo più stringenti e legando la difesa alla crisi energetica e al "Piano Mattei" per l'Italia come hub del Mediterraneo. Il dietrofront e il retroscena di Palazzo Chigi La mozione, tuttavia, ha avuto vita brevissima. Nel giro di poche ore il centrodestra ha deciso di fare marcia indietro, ritirando il punto e stralciando il testo. La versione ufficiale del capogruppo di Fratelli d'Italia al Senato, Lucio Malan, liquida il caso come una scelta puramente tecnica e di editing, spiegando il ritiro del punto "perché non era un tema coerente con il resto del testo". Dietro la versione ufficiale di una semplice "esigenza di approfondimento", si celerebbe però un forte attrito istituzionale. A quanto apprende Fanpage.it, infatti, la richiesta perentoria di ritirare la mozione sarebbe arrivata direttamente da Palazzo Chigi, intenzionato a evitare scivoloni diplomatici con gli alleati atlantici e tensioni interne all'esecutivo.