C’è un numero che pesa come un macigno e un altro che suona come un avvertimento. Il primo è 5%: la nuova soglia di riferimento fissata in ambito Nato per investimenti in difesa e sicurezza da raggiungere entro il 2035. Il secondo è 137,1%: il rapporto debito/Pil dell’Italia nel 2025, secondo gli ultimi dati Istat. In mezzo, c’è la politica. E c’è soprattutto una domanda che nessuno, a Roma, può più permettersi di eludere: quanto può costare, a un Paese già stretto tra crescita debole, servizi pubblici sotto pressione e vincoli europei, l’adeguamento alla nuova stagione del riarmo occidentale? È dentro questo varco che si inserisce la mozione unitaria presentata alla Camera dei deputati da Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e Italia Viva: un testo che chiede di “riconsiderare urgentemente” gli impegni assunti in sede Nato sulle spese per la difesa e di aprire, parallelamente, una “revisione integrale del patto di stabilità”.

Il cuore politico del documento è tutto qui, ma sarebbe riduttivo leggerlo come l’ennesima presa di posizione pacifista o come un semplice esercizio di testimonianza parlamentare. La mozione ha un significato più profondo: prova a mettere in fila, in un’unica cornice, tre questioni che finora hanno viaggiato spesso separate. La prima è la tenuta dei conti pubblici italiani. La seconda è il nuovo salto di qualità richiesto agli alleati dell’Alleanza Atlantica. La terza è il tentativo di ridefinire le priorità europee, contestando l’idea che l’emergenza sicurezza debba tradursi automaticamente in una corsa lineare alla spesa militare nazionale. Non a caso, il testo insiste sul fatto che un eventuale scostamento di bilancio dovrebbe essere destinato non agli armamenti, ma al contrasto della povertà assoluta, al rafforzamento della sanità pubblica e al sostegno di famiglie e imprese colpite dalla crisi energetica. E aggiunge un altro tassello: la richiesta di promuovere una vera difesa comune europea, fondata su pianificazione, acquisizione e gestione condivisa delle capacità, per evitare duplicazioni e sfruttare economie di scala.