Campo largo

Le parole dell’ex premier lasciano intendere con chiarezza che se lui sarà il leader — e la cosa è molto probabile — la politica estera sarà opposta persino a quella di Schlein, e i dem ridimensionati saranno costretti ad accettare la nuova linea

Pasquale Ferraro

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Le ambiguità del campo largo non sono una novità: lo abbiamo osservato in tutte le occasioni in cui, tolta la propaganda sull’antifascismo e sui cosiddetti diritti civili, sul tavolo sono state poste questioni cruciali per la politica italiana, a partire dalla politica estera. Certo, Elly Schlein ha fatto qualche passo in avanti per tentare un approccio meno radicale, ma i nodi restano aperti in vista delle primarie. Non è un mistero: Giuseppe Conte non è atlantista, e il suo pacifismo — che ha il sapore più dell’opportunismo che della concreta adesione al principio in sé — è diventato il marchio di un Movimento 5 Stelle che si pone come ago della bilancia in una coalizione che, sommando Alleanza Verdi e Sinistra e la parte più oltranzista del Pd, è totalmente asserragliata su posizioni in netto contrasto non solo con la politica estera italiana, ma con l’interesse stesso dell’Italia.