I leader di Pd, M5s, Avs: Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli (Ansa)
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La cosa positiva – se così la si può definire – della grottesca discussione sul campo largo è che ha permesso di manifestare una verità finora sottaciuta. E cioè che con i cosiddetti putiniani non solo si può parlare, ma ci si può addirittura alleare, si può perfino pensare di costruire una alleanza che governi la nazione.
Per anni ci hanno ripetuto che le presunte quinte colonne russe andavano scovate e perseguite con ogni mezzo, eliminate a ogni costo. Abbiamo ancora memoria delle prime pagine di alcuni grandi giornali con gli elenchi dei reprobi, delle liste di proscrizione stilate da questo o quel politico di centrosinistra (e pure da qualcuno di destra). Ci ricordiamo non solo gli sputtanamenti a mezzo stampa ma pure i conti correnti chiusi, i misteriosi report di intelligence, e tutto l’apparato censorio-repressivo che i sedicenti liberali non perdono occasione di scatenare ogni volta che possono.
Ma ora, signori, è tutto dimenticato, tutto sacrificato sull’altare dell’alleanza elettorale. Due componenti su tre del cosiddetto campo largo, infatti, se si applicassero le categorie discriminatorie utilizzate dai progressisti potrebbero a buon diritto essere descritte come putiniane.














