Conte punta sul fatto che il campo largo si farà, e che nel campo largo comanderà lui perché vincerà le primarie proprio su tale questione. Avvantaggiando elettoralmente il Movimento Cinque Stelle e trasformando così il Partito Democratico in un alleato politicamente subalterno al Movimento. Conversazione con il politologo e docente universitario, Carlo Galli

Quale credibilità internazionale arriva dal dibattito surreale nato nel cosiddetto campo largo? Il no agli aiuti all’Ucraina scandito dal leader del M5S di fatto può rappresentare la pietra tombale su una coalizione che cerca ancora un leader e un programma condiviso. Sullo sfondo l’ombra delle primarie e l’opa grillina sul Nazareno. Formiche.net lo ha chiesto al prof. Carlo Galli, docente dell’Alma Mater Università di Bologna e uno dei politologi più prestigiosi del panorama nazionale.

Ucraina e M5S, storia di un amore mai nato. Sarà un punto di rottura?

Al momento sì, è indice di una divergenza forte che difficilmente può essere mascherata in un programma attraverso qualche artificio verbale retorico. C’è la posizione di chi è disposto a difendere militarmente l’Ucraina, in sintonia con la politica statunitense, inglese ed europea. Non sono identiche fra di loro queste tre posizioni, ma sono tutte orientate a far soffrire quanto più è possibile la Russia e aiutare la resistenza dell’Ucraina con tutti i modi possibili, da quelli finanziari a quelli militari, tranne forse l’intervento di truppe della Nato. Dall’altra parte c’è la posizione dei Cinque Stelle secondo cui l’aiuto all’Ucraina non deve essere militare, visto che l’Ucraina è già abbastanza rifornita di armi e che l’aiuto economico è già stato dato.