Giuseppe Conte non ha alcuna intenzione di fare marcia indietro sull’Ucraina. Anzi, rilancia e trasforma la politica estera in uno dei terreni su cui immagina di giocarsi la futura leadership del centrosinistra. Il leader del Movimento 5 stelle, scrive Giovanna Vitale su Repubblica, è convinto che la coalizione debba distinguersi nettamente dalla linea seguita finora dai governi di Mario Draghi e Giorgia Meloni, puntando molto più sulla trattativa diplomatica che sul sostegno militare a Kyjiv.

«Una coalizione non può essere progressista se fa la stessa politica di Draghi prima e Meloni poi», è il ragionamento che Conte avrebbe ripetuto ai suoi interlocutori. A suo giudizio, dopo oltre quattro anni e mezzo di guerra, la strategia adottata dall’Occidente «non prefigura nessuna soluzione che non sia un’escalation». Per questo, sostiene l’ex presidente del Consiglio, un futuro governo di centrosinistra dovrebbe segnare una «forte discontinuità» rispetto alle scelte compiute finora.

Dietro questa posizione, secondo Repubblica, non c’è soltanto una valutazione di politica internazionale. Pesano anche gli equilibri interni al Movimento 5 stelle. L’ala più radicale continua a chiedere di non arretrare sul tema della guerra, mentre l’eventuale ritorno in campo di Alessandro Di Battista rischierebbe di contendere a Conte proprio l’elettorato più critico nei confronti dell’invio di armi all’Ucraina. Da qui la scelta di trasformare il dossier ucraino in uno dei temi qualificanti delle future primarie del centrosinistra.