Il nodo Ucraina? “Lo scioglieremo con le primarie: lo faremo decidere agli italiani”. Intervistato da Alessandro De Angelis alla rassegna PiazzAsiago, in un colloquio pubblicato oggi da La Stampa, Giuseppe Conte riapre la faglia che divide il campo largo e conferma la linea del M5s: nessun voto favorevole a nuovi invii di armi a Kiev. “Di armi ne mandiamo pochissime” e l'Ucraina “mi sembra ormai molto attrezzata”, sostiene il presidente del Movimento, che chiede di iniziare a considerare “che fine faranno” quelle già spedite. All'inizio, ricorda, il M5s votò a favore per la “chiara asimmetria militare” con la Russia; adesso il no serve “per imprimere una svolta negoziale”.Se vincesse le primarie e tornasse a Palazzo Chigi, aggiunge, chiamerebbe prima Zelensky - “Lui è l'aggredito e ha il nostro sostegno” - e “un attimo dopo” Putin. All'Europa contesta di non avere ancora indicato un negoziatore: “Sono due mesi e mezzo. Dove sta?”. E Mario Draghi, dice, non è nella condizione di farlo.Prima dei gazebo, avverte, il campo largo dovrà fissare “alcuni punti non negoziabili”: “Sì alla difesa comune europea, no a riarmo dei singoli Stati e economia di guerra”. Bocciati anche gli impegni Nato sulle spese militari - “Una sconcezza per compiacere Trump” - e i 21 miliardi ipotizzati nella prossima manovra.La replica del Nazareno arriva dal responsabile Organizzazione Igor Taruffi, che rovescia l'ordine dei fattori: il campo progressista dovrà concentrarsi “prima nella stesura di un programma condiviso” e “dopo nelle primarie di coalizione”, perché chi vincerà avrà l'onere di guidare l'intera alleanza “e non solo un singolo partito”. Elly Schlein non replica in prima persona: la segretaria, che nelle scorse settimane ha confermato il sostegno a Kiev, non è contraria ai gazebo e conta di vincerli.Più dura l'ala riformista dem. “Si prenda atto che c'è chi vuole rompere la coalizione”, scrive Lia Quartapelle, su una materia che per il Pd riguarda “il futuro dell'Europa e la sicurezza del nostro continente”. Per la senatrice Simona Malpezzi chi si candida a guidare il centrosinistra “può stare solo da una parte, senza alternative”. Il senatore Filippo Sensi liquida il leader M5s come “il Vannacci del campo largo”. Dall'esterno soffiano sul fuoco Antonio Tajani, secondo cui Conte è “libero di stare dalla parte della Russia”, e Carlo Calenda, che chiede al Pd di “sancire la fine del campo largo” o di imporre all'alleato una retromarcia.