L'Istituto superiore di sanità rafforza la campagna informativa del Ministero della Salute dopo la tragedia del piccolo Mattia. Sotto la lente i batteri Stec: «Per i prodotti freschi o di malga la possibilità di infezione non è trascurabile»

Un appello chiaro alla prudenza per tutelare i più piccoli dai rischi alimentari legati al consumo di prodotti lattiero-caseari non pastorizzati. L’Istituto superiore di sanità (Iss) ha pubblicato un approfondimento sul proprio portale per rafforzare la campagna di prevenzione del Ministero della Salute, ribadendo che i bambini al di sotto dei cinque anni rappresentano la popolazione più vulnerabile alle infezioni causate dai batteri Escherichia coli produttori di Shiga-tossina (Stec). Per questa fascia d’età, avvertono gli esperti, «è assolutamente sconsigliata l’assunzione di formaggi a latte crudo, nel caso in cui i processi produttivi non garantiscano la sicurezza». L’intervento dell’Iss arriva dopo la vicenda del piccolo Mattia, il bambino deceduto dopo essere rimasto in coma per 9 anni a causa delle complicazioni insorte in seguito al consumo di un formaggio contaminato.

La contaminazione durante la mungitura e i rischi per la salute

I microrganismi della famiglia Stec hanno come serbatoio naturale animali da allevamento quali bovini, ovini e caprini. La contaminazione del latte da parte di batteri fecali avviene frequentemente al momento del prelievo, considerato dagli esperti il «principale meccanismo di ingresso nella filiera lattiero-casearia». Il pericolo di esposizione ai batteri non si limita tuttavia ai soli prodotti caseari, ma comprende anche il consumo di carni poco cotte o di vegetali freschi non lavati adeguatamente. Il quadro clinico legato a queste infezioni può evolvere rapidamente. I sintomi spaziano da forme di diarrea comune fino alla colite emorragica e alla sindrome emolitico-uremica (insufficienza renale acuta), una complicanza severa in grado di provocare lesioni neurologiche permanenti o il decesso.