Dopo la morte di Mattia Maestri, il pediatra Antonio Di Mauro spiega quali formaggi a latte crudo richiedono più attenzione: “I prodotti stagionati riducono il rischio, ma non garantiscono la sicurezza”.
La morte di Mattia Maestri, il bambino in coma da 9 anni dopo aver mangiato un formaggio a latte crudo, ha riacceso i dubbi sulla sicurezza di questi prodotti e sul rischio di Escherichia coli. Il caso ha riportato l’attenzione su quali formaggi a latte crudo siano maggiormente esposti alla contaminazione o se il problema riguardi tutti i prodotti a latte crudo. “La stagionatura, insieme ad altre fasi del processo produttivo, può ridurre sensibilmente il rischio, soprattutto nei formaggi duri e a bassa umidità” spiega Antonio Di Mauro, medico, specialista in Pediatria e Neonatologia. “Non è però corretto considerare automaticamente sicuro un formaggio a latte crudo soltanto perché stagionato”.
I dubbi nascono dal fatto che con “formaggi a latte crudo” si indicano prodotti molto diversi tra loro. Pur essendo tutti ottenuti da latte non pastorizzato, i diversi formaggi differiscono per caratteristiche e processo produttivo, che possono favorire la sopravvivenza o la crescita di microrganismi patogeni. Nel caso di Mattia Maestri, l’infezione contratta nel 2017, dopo aver mangiato un formaggio a latte crudo contaminato da Escherichia coli, gli aveva provocato una gravissima complicanza. “Aveva 4 anni” ricorda Di Mauro. “Il bambino aveva sviluppato una sindrome emolitico-uremica (SEU) e da quel momento è rimasto in stato vegetativo permanente per nove lunghissimi anni”. Cosa sono i formaggi a latte crudo I formaggi a latte crudo sono prodotti caseari fatti con latte non pastorizzato, ovvero con latte non sottoposto al trattamento termico utilizzato per eliminare i microrganismi patogeni. Questo significa che il latte che viene utilizzato per produrli conserva la sua flora microbica naturale, contribuendo a conferire sapori e aromi caratteristici ai formaggi.










