Dopo la morte di Mattia Maestri i pericoli del consumo del prodotto e quelli dei derivati dalla lavorazione. Cosa succede con panna e burro, ricotta, yogurt e gelati

Mattia Maestri è morto ieri 2 agosto a 13 anni. Dal 2017 versava in uno stato vegetativo permanente per aver consumato formaggio lavorato con latte crudo contaminato. Il prodotto conteneva il batterio dell’Escherichia coli STEC: l’infezione è stata talmente grave che ha causato un coma dal quale il bambino non ha mai ripreso conoscenza. Tra i pericoli del consumo di latte crudo c’è la Seu, Sindrome emolitico-uremica. 43 i casi registrati nel 2025 in Italia – in 15 regioni e tutti riguardanti bambini sotto i 15 anni – e l’estate è il periodo più a rischio.

Cos’è il latte crudo

Si definisce latte crudo quello che non ha subito alcun trattamento termico superiore ai 40° gradi, come la pastorizzazione o la sterilizzazione. Il prodotto può contenere batteri nocivi ma il rischio, chiarisce il ministero della Salute nella pagina dedicata alle faq, le domande più frequenti, «è generalmente contenuto. Non deve però essere trascurato, specialmente in bambini, anziani e persone immunodepresse». La pastorizzazione o la bollitura eliminano il pericolo. Il registro Seu raccoglie i casi che si verificano sul territorio. Il ministero della Salute ha pubblicato delle specifiche linee guida per il controllo di Stec nel latte non pastorizzato e nei prodotti derivati. Il riscaldamento secondo la normativa vigente (Reg. CE 853/2004) deve avvenire a più di 40 °C.