Nel decreto sull'intelligenza artificiale sarà esplicitato che per utilizzare sistemi di Ai nell'analisi delle immagini durante le indagini servirà l'autorizzazione del magistrato. Ad annunciarlo è il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, che respinge le accuse di voler introdurre forme di sorveglianza di massa: "Non abbiamo nessuna voglia di trasformare l'ordinamento in uno Stato di polizia". Il testo dovrebbe approdare in Consiglio dei ministri il 4 agosto. La modifica arriva dopo giorni di forte tensione politica. Da un lato la Commissione europea aveva richiamato il principio secondo cui il riconoscimento facciale negli spazi pubblici accessibili è vietato dall'AI Act, pur senza esprimersi nel merito del decreto italiano ancora in fase di approvazione. Dall'altro le opposizioni hanno accusato la maggioranza di voler creare uno Stato Grande Fratello. In particolare riguardo alla possibilità data alla polizia di attivare le telecamere per il riconoscimento facciale prima di ottenere l’autorizzazione della magistratura.
Proprio quest'ultimo punto viene ora fatto proprio dall'esecutivo. "Mettiamo in maniera esplicita quello che per noi era scontato", spiega Mantovano, sostenendo che l'obbligo dell'autorizzazione del magistrato fosse già ricavabile dall'impianto complessivo del decreto, ma che verrà ora scritto nero su bianco. Il sottosegretario prova anche a chiarire la filosofia del provvedimento, distinguendo due diversi impieghi dell'intelligenza artificiale. Il primo riguarda la prevenzione dei reati da parte delle forze di polizia. Il secondo, quello che ha alimentato lo scontro politico, riguarda l'utilizzo dell'IA nelle indagini dopo la commissione di un reato. "Per leggere le immagini, che spesso sono tantissime, con poche ore a disposizione, c'è bisogno di sistemi di lettura molto rapidi", afferma Mantovano, spiegando che l'obiettivo è consentire alle forze dell'ordine di analizzare grandi quantità di filmati con strumenti già in dotazione.











