L’intelligenza artificiale si prepara a entrare in uno degli ambiti più delicati dell’azione dello Stato: la sicurezza. All’esame del Parlamento c’è il decreto che adegua l’ordinamento italiano all‘AI Act europeo per quanto riguarda l’utilizzo dei sistemi di riconoscimento biometrico da parte delle Forze di polizia. Un provvedimento destinato a incidere sul rapporto tra prevenzione, investigazioni e tutela delle libertà individuali, in un momento in cui il tema è tornato al centro del dibattito pubblico. Ne parliamo con l’avvocato Franco Giampà, che analizza i principali contenuti del provvedimento, evidenziandone punti di forza e profili critici.

In questi giorni si legge molto di «riconoscimento facciale con l’intelligenza artificiale» e di un decreto all’esame del Parlamento. Di cosa si tratta esattamente?

Stiamo parlando dello schema di decreto legislativo n. 418, attualmente sottoposto al parere delle Commissioni parlamentari. È il provvedimento con cui l’Italia adegua la propria normativa, per la parte relativa alle forze di polizia e alla responsabilità penale e civile, al Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale del 2024 – il cosiddetto AI Act. Il decreto disciplina due grandi ambiti: da un lato, come e a quali condizioni le Forze di polizia possono usare sistemi di IA, in particolare per il riconoscimento biometrico; dall’altro, quali sono le conseguenze penali e civili di un uso illecito di questi sistemi. È un provvedimento importante perché tocca un nervo scoperto: il confine tra la sicurezza e la libertà.