Il governo accelera sul riconoscimento facciale e sull'impiego dell'intelligenza artificiale nelle attività di polizia, aprendo un nuovo fronte di scontro politico. In Commissione Politiche europee del Senato, la maggioranza punta a chiudere rapidamente l'esame dello schema di decreto che recepisce l'AI Act europeo, mentre opposizioni e associazioni per i diritti civili contestano soprattutto gli articoli 8 e 10, considerati i passaggi più delicati del provvedimento. Al centro del confronto c'è il difficile equilibrio tra sicurezza e tutela della privacy.
Nel mirino gli articoli 8 e 10 È soprattutto sugli articoli 8 e 10 che si concentra il confronto parlamentare. Le due disposizioni disciplinano le condizioni per l'impiego dei sistemi di intelligenza artificiale e delle tecnologie di identificazione biometrica da parte delle forze di polizia, definendo quando e con quali garanzie possano essere utilizzati strumenti di riconoscimento facciale nelle attività investigative. Secondo la maggioranza, il testo recepisce fedelmente i limiti fissati dall'AI Act europeo, consentendo l'uso di sistemi di videosorveglianza assistiti dall'intelligenza artificiale esclusivamente per finalità di giustizia e, in particolare, per identificare persone già indiziate dopo la commissione di un reato. Le opposizioni, invece, ritengono che le formulazioni contenute nel decreto lascino margini interpretativi troppo ampi e chiedono maggiori tutele contro possibili utilizzi estensivi della tecnologia.L'accusa delle opposizioni: «Un blitz» L'accelerazione impressa dalla maggioranza ha provocato la reazione di Partito Democratico e Movimento 5 Stelle, che parlano di un vero e proprio "blitz" parlamentare su una materia destinata ad avere effetti significativi sui diritti fondamentali. Le critiche non riguardano soltanto il merito delle norme, ma anche la scelta di procedere rapidamente all'approvazione senza un confronto più approfondito su una disciplina destinata a incidere sull'equilibrio tra esigenze investigative e protezione dei dati personali.Il Garante: sì al decreto, ma servono più garanzie Sul testo è arrivato il via libera del Garante per la protezione dei dati personali, accompagnato però da una serie di osservazioni che puntano a rafforzare le garanzie previste dal decreto. L'Autorità ritiene il provvedimento complessivamente coerente con l'AI Act e con la legge delega n. 132 del 2025, ma chiede di chiarire il ruolo della supervisione umana nei sistemi di intelligenza artificiale, di definire meglio le responsabilità nei progetti di ricerca e sperimentazione, di coinvolgere il Garante negli spazi di sperimentazione normativa che comportino trattamenti di dati personali e di rafforzare i controlli sulla qualità delle banche dati biometriche.Il limite imposto dall'Europa Uno dei richiami più significativi riguarda proprio il riconoscimento facciale. Secondo il Garante, il trattamento automatizzato e generalizzato dei dati biometrici delle persone che accedono a luoghi o eventi pubblici non è compatibile con il quadro delineato dall'AI Act. L'identificazione biometrica, sottolinea l'Autorità, può avvenire soltanto ex post, sulle registrazioni già acquisite e nell'ambito di ricerche mirate legate a una specifica esigenza investigativa. Viene così esclusa la possibilità di raccolte massive e preventive di dati biometrici, mentre si chiede anche di vietare espressamente l'utilizzo di banche dati costruite attraverso tecniche di scraping indiscriminato o comunque in violazione della normativa sulla protezione dei dati personali.










