Un decreto legislativo del governo Meloni si prepara ad ampliare in modo netto l'uso del riconoscimento facciale da parte delle forze dell'ordine. Il provvedimento recepisce l'AI Act, il regolamento europeo sull'intelligenza artificiale, e per la prima volta mette ordine, con una cornice unica, all'impiego di questi strumenti nelle attività di sicurezza. Il problema, denuncia l'opposizione, è che su tre snodi il testo concede più di quanto Bruxelles consenta.Il primo caso è quello delle emergenze. Se c'è il rischio concreto di un attentato o si cerca una persona scomparsa, per far partire l'analisi biometrica basterà avvisare il pubblico ministero, anche a voce. Salta così il passaggio davanti al gip, mentre l'Europa pretenderebbe il controllo preventivo di un'autorità giudiziaria indipendente.Il secondo riguarda le indagini già aperte. L'articolo 10 permette di agganciare alle telecamere di strada un software capace di confrontare i volti ripresi con le banche dati, per dare un nome a chi compare nei filmati dopo un reato. A concedere l'ok è però un magistrato indicato dal questore, non la figura terza e indipendente che il regolamento europeo vorrebbe. I dati raccolti vanno cancellati entro sette giorni e nessuna decisione può poggiare solo sull’algoritmo.Il nodo più contestato è il terzo. Ancora prima che succeda qualcosa, sarà possibile registrare per una settimana i tratti del viso e dell'iride di tutti coloro che attraversano un'area ritenuta sensibile per l'ordine pubblico: una piazza pronta al comizio, il percorso di un corteo, uno stadio, una stazione. In un dossier, gli uffici legislativi dell'opposizione al Senato definiscono l'operazione "un archivio di volti, orari e luoghi" costruito in anticipo su cittadini che non sono sospettati di nulla, e la giudicano in contrasto con la normativa Ue.Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi respinge i timori: l'intelligenza artificiale, assicura, "è un supporto e non è un poliziotto automatizzato", la decisione finale resta all'uomo e alle porte non c'è nessun "Grande Fratello". Ma le critiche rimbalzano fino a Strasburgo: l'eurodeputato Pd Brando Benifei, relatore dell'AI Act, parla di "una sorveglianza biometrica di massa" e ha sollecitato la Commissione europea a intervenire sulla procedura d'urgenza.Poi c'è il metodo. Il primo sì è arrivato dalla commissione Affari europei del Senato, con il parere approvato tra le proteste per l'accelerazione impressa dal governo. Il senatore Pd Filippo Sensi parla di "ennesima forzatura sui diritti e le libertà. Il riconoscimento facciale a strascico fa un passo avanti molto pericoloso. Un altro mattoncino per lo Stato di Polizia che verrà". Pietro Lorefice del Movimento 5 stelle ha abbandonato i lavori della commissione "per protestare contro una forzatura gravissima della maggioranza. Avevamo chiesto di attendere le audizioni già calendarizzate su un provvedimento che incide direttamente su diritti e libertà dei cittadini, ma si è scelto di tirare dritto. Con il riconoscimento facciale si apre una deriva pericolosa e il Parlamento non può essere degradato a mera formalità. Un blitz che si è consumato nel silenzio dei Commissari di Fratelli d'Italia Forza Italia, come sempre garantisti a giorni alterni".
Il governo spinge per dare più poteri alle forze dell'ordine sul riconoscimento facciale. Le opposizioni: "Altro mattoncino per lo Stato di polizia"
Con il decreto legislativo che recepisce l'Ai act, il governo estende l'uso del riconoscimento facciale da parte della polizia. Ma su urgenze, indagini e raccol










