“Non ho mai visto un governo avere tanta fretta di approvare una legge. Potrebbero farlo già entro oggi. Mi chiedo perché”. Filippo Sensi, senatore Pd, non nasconde la sua sorpresa per l’improvvisa accelerata dell’esecutivo sul decreto che amplia il ricorso delle forze di polizia all’uso di dispositivi per il riconoscimento facciale. Ieri il decreto è passato spedito a Palazzo Madama. Oggi potrebbe già ottenere l’ok alla Camera. “Non capisco da dove nasce questa urgenza. Non sappiamo chi gestirà i dati né come saranno conservati. Senza contare che ci sono almeno due articoli del testo in aperto contrasto con la legge europea sull’intelligenza artificiale”, ragiona il senatore a La Stampa. Ma tutti i partiti di opposizione attaccano il decreto. Da Avs al M5S, fino a +Europa e Italia Viva, le opposizioni sostengono che la legge possa aprire la strada a uno Stato che si fa «Grande Fratello». Riconoscimento facciale: cosa prevedono gli articoli contestati dalle opposizione Gli articoli più contestati riguardano l’uso delle telecamere e l’analisi delle immagini riprese nei luoghi pubblici. In particolare, il primo, l’articolo otto, regola l’uso dei sistemi di Ai per l’identificazione biometrica remota in tempo reale di persone in luoghi pubblici. Il loro uso è consentito soltanto per prevenire attacchi terroristici o altre gravi minacce alla vita e all’incolumità delle persone. Oppure per la ricerca di persone scomparse e vittime di sequestro o sfruttamento sessuale. Per l’attivazione di queste telecamere di sorveglianza, serve l’autorizzazione della magistratura. Ma il decreto dà la possibilità alle forze di polizia di attivarle se c’è urgenza. E di comunicarlo “anche in forma orale” al magistrato in 24 ore. Secondo le opposizioni, questa procedura d’urgenza potrebbe entrare in contrasto conl’Ai Act. Ma è l’articolo 10 il più discusso. Riguarda l’uso di sistemi di videosorveglianza e l’analisi di immagini con l’Ai. Immagini riprese da normali telecamere che possono essere analizzate a posteriori per identificare persone indiziate. Quando si verificano esigenze di sicurezza pubblica, il decreto prevede che i dati delle telecamere di una zona (uno stadio o una piazza) possano essere conservati per sette giorni. Il decreto consente anche il trattamento automatizzato dei dati biometrici delle persone che accedono ai luoghi interessati, con la creazione di una banca dati temporanea. Nel corso di quei giorni i dati possono essere analizzati con i sistemi di riconoscimento. Chiunque finisca nell’inquadratura può vedere i propri dati biometrici raccolti e confrontati con i sistemi di riconoscimento. “È una logica a strascico. Si crea un sistema dove tutti vengono registrati in attesa che accada qualcosa. È un’impostazione che ribalta il rapporto tra cittadino e Stato”, aggiunge Sensi. “Io sono favorevole a dare più strumenti e più tecnologia alla polizia, ma dentro un quadro di Stato di diritto”. Butti: “Il decreto non introduce deroghe al divieto europeo” La maggioranza respinge le accuse di incompatibilità con il diritto europeo. "Il testo del decreto legislativo all'esame del Parlamento è sostanzialmente conforme all'AI Act, perché traduce le condizioni europee di liceità, necessità, proporzionalità, controllo umano e autorizzazione preventiva in norme nazionali", spiega a La Stampa il sottosegretario all'Innovazione, Alessio Butti. "Il decreto non introduce nuove deroghe al divieto europeo di identificazione biometrica remota in tempo reale, limita gli impieghi a finalità tassativamente individuate e subordina il loro utilizzo ad autorizzazioni motivate e a controlli giudiziari. Inoltre distingue tra identificazione in tempo reale e a posteriori e garantisce un'effettiva supervisione umana da parte di personale adeguatamente formato”, aggiunge Butti, che precisa: “La parola ora spetta al Parlamento. Come governo siamo sempre aperti a migliorare le norme. Valuteremo con attenzione i pareri delle commissioni”. Anche il Garante per la protezione dei dati personali, nel parere sul decreto, ritiene l'impianto coerente con l'AI Act. Solleva però rilievi sul trattamento automatizzato dei dati biometrici nei luoghi pubblici. Benifei: “Il governo ha sempre contrastato l’Ai Act come Orban” Ed è proprio sulla compatibilità con la legge Ue che il confronto resta acceso. “Il decreto è in aperto contrasto con l’Ai Act. Soprattutto l’articolo 10 che è stato scritto proprio per eludere la nostra legge. È qui che faremo battaglia. Mi aspetto numerosi ricorsi. Io stesso farò un’interrogazione alla Commissione europea appena approveranno il testo”. Brando Benifei, europarlamentare Dem, è tra i firmatari dell’Ai Act. È il volto italiano della legge europea. “Io ricordo bene la posizione del governo italiano a Bruxelles. È stato dalla parte dell’Ungheria di Orban nel contestare i divieti Ue sul riconoscimento biometrico. Ora lo vogliono usare nelle piazze, nei luoghi pubblici, proprio come l’ex premier ungherese. Noi avevamo previsto che non si può comprimere in modo massivo la privacy senza una motivazione eccezionale. Questo decreto aggira quel principio”. La partita, dopo il voto in Parlamento, potrebbe spostarsi a Bruxelles.