All'ombra del dibattito sulla legge elettorale e sui fondi da destinare alla Difesa, c'è un altro fronte di scontro che agita la politica: quello sull'allargamento dei poteri delle forze dell'ordine nell'uso del riconoscimento facciale. Il passaggio decisivo è arrivato ieri (2 luglio) in commissione Politiche europee del Senato, dove l'esecutivo ha velocizzato i lavori sullo schema di decreto legislativo che adegua la normativa nazionale alle regole europee sull'uso dell'intelligenza artificiale da parte delle forze di polizia, ottenendo il via libera a un parere favorevole.Un'accelerazione contro cui le opposizioni continuano a protestare: Pd e Movimento 5 stelle avevano chiesto di rinviare l'esame in attesa delle audizioni già calendarizzate, ma la richiesta è stata respinta e i loro rappresentanti hanno abbandonato i lavori. Particolarmente dura la posizione del senatore dem Filippo Sensi, secondo cui “questo decreto consente in Italia ciò che è proibito in Europa” e con esso “il cittadino diventa sospetto per sua definizione”. Sensi, in un’intervista con il Corriere della Sera, contesta in particolare la norma che, a suo dire, apre a “una schedatura di massa a strascico”, un riconoscimento facciale a posteriori “che può essere esteso a tutti i cittadini”. Denuncia un passo verso “scenari da Orwell all’amatriciana" e la deriva verso una “polizia preventiva”, ma tiene a chiarire la richiesta dell'opposizione: “Quello che chiediamo è semplicemente: discutiamone”. Sulla stessa linea il deputato di Avs Angelo Bonelli, che ha definito “totalmente inaccettabile” l'ipotesi di usare l'IA per una “profilazione di massa” dei cittadini presenti a eventi politici.Nel merito, il provvedimento recepisce il regolamento europeo sull'intelligenza artificiale e la legge delega 132 del 2025. Il riconoscimento facciale è ammesso in situazioni delicate come il contrasto al terrorismo o la ricerca di persone scomparse, con l'autorizzazione dell'autorità giudiziaria, mentre i sistemi di videosorveglianza con IA possono identificare gli indiziati solo dopo la commissione di un reato. Il punto più spinoso riguarda però la conservazione dei dati: le informazioni biometriche registrate in aree o durante eventi ritenuti sensibili potranno essere mantenute per un massimo di sette giorni, per poi essere usate nelle indagini se in quel periodo emerge un reato o altrimenti cancellate. Si tratta di fatto di un'acquisizione preventiva che coinvolge anche i dati di persone non indagate, ed è proprio questo l'aspetto che ha innescato la protesta delle opposizioni. La maggioranza rivendica invece la piena conformità a Bruxelles: il presidente della Commissione Giulio Terzi di Sant'Agata (FdI) richiama le garanzie di proporzionalità, non discriminazione, sorveglianza umana e trasparenza previste dal testo.Sul provvedimento è intervenuto anche il Garante per la privacy, che ha dato il via libera allo schema di decreto ritenendolo complessivamente coerente con l'AI Act e con la legge delega, pur segnalando profili da integrare, dalla supervisione umana alla qualità delle banche dati biometriche. Il punto più critico riguarda i luoghi pubblici: secondo il Garante il trattamento automatizzato e generalizzato dei dati di chi accede a eventi o aree pubbliche non è coerente con l'AI Act, che ammette il riconoscimento facciale ex post solo per ricerche mirate. Da qui la richiesta di lavorare sulle sole registrazioni già acquisite, evitando raccolte massive e preventive.
Lo scontro sul riconoscimento facciale e sui poteri delle forze dell'ordine. Sensi (Pd): "Una schedatura di massa, si consente ciò che l'Ue vieta"
Il recepimento dell'Ai act è il nuovo fronte che agita la politica. Il Garante della privacy approva il provvedimento, pur individuando alcuni profili da integr










