di
Valentina Santarpia
La commissione Affari europei accelera per dare il via libera allo schema di decreto legislativo. Le proteste delle opposizioni per gli articoli 8 e 10. Giulio Terzi di Sant'Agata (FdI) difende il testo: «Impianto normativo equilibrato»
La commissione Affari europei accelera per dare il via libera allo schema di decreto legislativo che adegua le norme italiane al cosiddetto Ai Act, il regolamento europeo sull'uso dell'Intelligenza artificiale. Ma qualcosa non torna: «Con la scusa di adeguare le norme al regolamento europeo del 13 giugno 2024, si stanno allentando una serie di garanzie», avverte il dem Filippo Sensi. E secondo il senatore M5S Pietro Lorefice, che ha lasciato la commissione per protesta, «con il riconoscimento facciale si apre una deriva pericolosa e il Parlamento non può essere degradato a mera formalità. Un blitz che si è consumato nel silenzio dei Commissari di Fratelli d'Italia Forza Italia, come sempre garantisti a giorni alterni». Nel mirino in particolare due articoli del provvedimento, l'8 e il 10.
L'articolo 8 disciplina l'uso dei sistemi di identificazione biometrica remota in tempo reale per finalità di prevenzione e di ricerca di persone scomparse. Il comma 4 individua nel procuratore della Repubblica presso il Tribunale del capoluogo di distretto l'autorità competente al rilascio dell'autorizzazione. Il comma 6, per i casi di urgenza, consente l'avvio del sistema previa «comunicazione, anche in forma orale» al pubblico ministero, con trasmissione della richiesta entro dodici ore.










