Il governo Meloni ha varato un decreto legislativo, a giugno, che regola il modo in cui le forze di polizia possono usare l’intelligenza artificiale e il riconoscimento facciale nei luoghi pubblici. Ora l’esecutivo ha deciso di accelerare e ha messo pressione alle commissioni parlamentari che devono dare un parere positivo. Protestano le opposizioni, Sensi (Pd): “Verso lo Stato di Polizia”.
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Telecamere con il riconoscimento facciale in strada, che raccolgono i dati di tutti i passanti e li conservano per sette giorni se ci sono "particolari esigenze di ordine e sicurezza pubblica"; agenti di polizia autorizzati anche "in forma orale" ad attivare i sistemi di identificazione biometrica in tempo reale, nei "casi di urgenza". Sono due dei passaggi più delicati di una norma varata dal governo Meloni a giugno e su cui, ora, l'esecutivo sembra avere fretta.
Prima che il testo entri in vigore, fissando i poteri delle forze di polizia per quanto riguarda i sistemi di intelligenza, videosorveglianza e riconoscimento facciale, serve il parere favorevole delle commissioni in Parlamento. Questa mattina in commissione Affari europei al Senato c'è stato un ‘blitz' della maggioranza, che tra le proteste dell'opposizione ha presentato e approvato un parere favorevole. Il testo si può consultare online: il senatore del Pd Filippo Sensi, membro della commissione, l'ha definito "elusivo per un tema enorme come il controllo con l’intelligenza artificiale della nostra sicurezza. Criticità enormi taciute, approfondimento soffocato, commissione usata come una clava sulle libertà dei cittadini". E ha concluso: "Un altro mattoncino per lo Stato di Polizia che verrà". Da parte sua il presidente della commissione, il meloniano Giulio Terzi di Sant'Agata, che è anche relatore del provvedimento, ha risposto che il decreto crea un "sistema di garanzie coerente con il diritto dell'Unione", e che "l'impiego dei sistemi al di fuori dei casi previsti dalla legge comporta l'inutilizzabilità dei risultati e la loro cancellazione".










