È il giorno più atteso. Oggi gli specialisti tedeschi a caccia di ricina nell’abitazione della famiglia Di Vita. Dopo la conferma, nei mesi scorsi, della presenza del veleno nel sangue di Antonella Di Ielsi e sua figlia Sara, si cercano riscontri in casa, lì dove gli investigatori coordinati dalla procura di Larino ritengono sia avvenuto l’avvelenamento, durante le festività natalizie. Si tratta di un accertamento tecnico irripetibile affidato agli specialisti del Robert Koch-Institut di Berlino, Christian Herzog e Sylvia Worbs, e al tossicologo forense Luca Morini, con il supporto degli investigatori del Bundeskriminalamt, della squadra mobile e della scientifica di Campobasso.
L’abitazione sotto sequestro La casa è sotto sequestro e gli unici due sopravvissuti, Gianni Di Vita e la figlia maggiore Alice, si sono trasferiti altrove. In questi mesi, dopo la morte di Sara e Antonella il 27 e 28 dicembre, gli investigatori erano già entrati nell’abitazione sequestrando alimenti e dispositivi elettronici. Ma oggi si prospetta un tassello fondamentale nel giallo di Pietracatella, considerando che il team tedesco ha competenze specifiche su tossine pericolose e, nel 2018, ha anche fornito un supporto tecnico per sventare un attentato con la ricina. La ricerca Avrà un compito particolarmente delicato: rilevare la sostanza dopo mesi. Si tratta di ricercare possibili tracce microscopiche del veleno nell’ambiente domestico: indumenti, arredi, oggetti, superfici, ma anche alimenti e bevande così come già fatto dalla scientifica. Significa scandagliare ogni angolo. Durante il sopralluogo, indosseranno «materiali idonei alla protezione individuale da eventuale contaminazione ambientale». Al termine delle attività, riferiranno in procura l’esito. Stavolta indagati, avvocati, parti offese e consulenti non saranno presenti all’accertamento irripetibile: potranno assistere soltanto in videocollegamento. Le operazioni, infatti, saranno filmate e trasmesse in diretta, consentendo alle parti di assistere da remoto mediante attrezzature e mezzi tecnici che saranno messi a disposizione dalla procura. L’incarico prevede la ricerca di «ricina e/o di altre componenti chimiche del Ricinus communis».












