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È durato oltre dieci ore il sopralluogo degli specialisti tedeschi nell'abitazione di via Risorgimento a Pietracatella, in provincia di Campobasso, dove vivevano Antonella Di Ielsi e la figlia Sara Di Vita, morte lo scorso dicembre per avvelenamento da ricina. Come confermato dalla procuratrice della Repubblica di Larino, Elvira Antonelli, titolare dell'inchiesta per duplice omicidio aggravato, durante l'accertamento sono stati prelevati 131 campioni, destinati ai laboratori del Robert Koch Institute di Berlino, centro di riferimento europeo per lo studio di agenti biologici, tossine e minacce di natura bioterroristica.
"Sara sembrava essersi ripresa". Ipotesi avvelenamento in due tempi
I campioni inviati in Germania
All'accertamento tecnico irripetibile di ieri, mercoledì 30 luglio, hanno partecipato gli specialisti dell'istituto berlinese, affiancati dalla Polizia Scientifica italiana e dai funzionari del Bundeskriminalamt (BKA), l'Ufficio federale della polizia criminale tedesca. Gli investigatori hanno ispezionato tutti i locali della palazzina, posta sotto sequestro dal 28 dicembre, compreso l'ex granaio adibito a deposito-magazzino. I 131 campioni sono stati acquisiti mediante un’accurata attività di tamponamento eseguita su superfici, mobili, suppellettili e altri oggetti presenti nell'abitazione della famiglia Di Vita e nell'appartamento al piano inferiore dell’immobile. Al termine delle operazioni, svolte nell'ambito di un incidente probatorio, i reperti sono stati catalogati, verbalizzati e trasferiti oggi in Germania. Le analisi saranno effettuate nei laboratori del Robert Koch Institute per verificare l'eventuale presenza di ricina o di altre componenti del Ricinus communis, la pianta da cui per l’appunto si ricava la tossina. Gli esiti non sono attesi a breve, considerata la complessità degli accertamenti scientifici, pertanto le tempistiche non sono state ancora definite.













