Antonella Di Ielsi e la figlia Sara, entrambe morte avvelenate a causa della ricina nel dicembre scorsoRicevi le notizie di Quotidiano Nazionale su GoogleSeguiciSette mesi, una casa sotto sigilli e un veleno che non lascia scampo. A Pietracatella, Antonella Di Ielsi e sua figlia Sara sono morte a poche ore di distanza durante le feste di Natale. Ora quella casa è stata riaperta per cercare non solo la ricina, ma chi l’ha maneggiata. Ci siamo innamorati del veleno e abbiamo smesso di guardare la scena. Da settimane si discute di dosi, di semi, di tossicità, come se il problema fosse capire quanto basta per uccidere.
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La ricina, in questa storia, non è la risposta ma solo l’ultimo anello. Perché quel veleno non è arrivato da fuori. È stato fatto da qualche parte, con calma, su un piano d’appoggio. Ecco perché, quando si arriva a smontare i sifoni di un’abitazione, non siamo davanti a un atto di disperazione investigativa. Al contrario, prevale ormai la consapevolezza che l’acqua resta l’unico testimone che non ha una versione da offrire. Le persone si difendono, ricostruiscono, ricordano male con precisione millimetrica. Uno scarico no. Uno scarico trattiene, stupidamente e onestamente, ciò che qualcuno ha voluto far sparire. Dal punto di vista del profiling, però, ciò che qualcuno vuole far sparire dice sempre più di ciò che qualcuno racconta.







