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25 APRILE 2026
Ultimo aggiornamento: 11:52
L’unica cosa cosa certa è che Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia Sara Di Vita, 15 anni, morte tra il 27 e il 28 dicembre scorso a Campobasso, sono state avvelenate dalla ricina e che sono state uccise. Un quadro quell’inchiesta della procura di Larino che si fa sempre più definito sul piano scientifico, ma che lascia ancora aperti interrogativi cruciali sul piano investigativo. L’indagine sul duplice omicidio, segna una svolta con l’atteso deposito della relazione del Centro antiveleni Maugeri di Pavia, che conferma la compatibilità dei decessi con un’intossicazione acuta da ricina. La Procura, guidata dalla procuratrice Elvira Antonelli, parla in termini chiari: gli esiti degli accertamenti sono “scientificamente compatibili, con elevato grado di affidabilità tecnico-scientifica, con una intossicazione acuta da ricina”. Una formulazione che pesa come un macigno nel fascicolo aperto per duplice omicidio premeditato, al momento contro ignoti, e che rappresenta il risultato di settimane di lavoro altamente specialistico.
Nella relazione si legge che, “alla luce dell’insieme degli elementi clinici e analitici acquisiti”, è possibile affermare “con elevato grado di probabilità tecnico-scientifica” che in alcuni campioni biologici delle due vittime sia stata accertata la presenza della tossina. Non solo: le concentrazioni rilevate risultano coerenti con un quadro di avvelenamento acuto, confermando i sospetti emersi già nelle fasi iniziali dell’indagine. Si tratta di un risultato ottenuto attraverso un percorso rigoroso. Il Centro antiveleni Maugeri ha coordinato una rete di strutture scientifiche di alto livello, coinvolgendo i Dipartimenti di Chimica e Tossicologia forense dell’Università di Pavia, l’IRCCS Policlinico San Matteo, gli Istituti zooprofilattici di Brescia e Bologna e il Centro ricerche marine di Cesenatico-Cervia.











