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Ultimo aggiornamento: 13:52

Subisce una nuova accelerazione l’inchiesta sulla morte di Sara Di Vita, 15 anni, e di sua madre Antonella Di Ielsi, decedute subito dopo Natale all’ospedale Cardarelli di Campobasso, dopo essersi sentite male nella loro abitazione di Pietracatella. Nelle ultime ore si è intensificato il lavoro degli investigatori della Squadra Mobile, guidata da Marco Graziano, con un via vai continuo di parenti e conoscenti convocati in Questura per essere ascoltati.

L’ipotesi è che le due donne siano state avvelenate e uccise con la ricina. Ipotesi appunto perché come spiegato nei giorni scorsi da Elvira Antonelli, procuratrice di Larino: “Le analisi parlano solo di ‘non negatività’ alla ricina. Dal centro antiveleni di Pavia abbiamo soltanto avuto un’anticipazione sulla non negatività a quella sostanza. Bisogna attendere l’esito dell’autopsia completo delle conclusioni degli esperti di Pavia”. Esito dell’autopsia che, dopo la proroga di trenta giorni, arriverà solo entro la fine di aprile.

Già nella giornata di ieri e nei giorni precedenti erano state sentite almeno una ventina di persone, nell’ambito di un’indagine che, dopo il ritrovamento di tracce di ricina nel sangue delle due vittime, ha portato la Procura di Larino a ipotizzare il reato di duplice omicidio premeditato, al momento contro ignoti. Tra gli elementi emersi nelle ultime ore, i consulenti degli investigatori avrebbero escluso l’ipotesi di un rilascio lento della sostanza tossica, pista inizialmente circolata, concentrando così l’attenzione su altre modalità di somministrazione del veleno.