Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
14 APRILE 2026
Ultimo aggiornamento: 16:21
Le analisi tossicologiche sul caso di madre e figlia morte tra il 27 e il 28 dicembre all’ospedale Cardarelli di Campobasso, segnano un possibile punto di svolta nell’inchiesta. Sara Di Vita, 15 anni, e la madre Antonella Di Ielsi, decedute nei giorni successivi al Natale, furono avvelenate con la ricina come ipotizzato nei giorni scorsi. Le analisi avrebbero confermato la positività alla ricina per entrambe le vittime. Nello stesso tempo, gli accertamenti avrebbero invece escluso la presenza della stessa tossina nel sangue di Gianni Di Vita, marito e padre delle due donne, anche lui ricoverato qualche giorno allo Spallanzani di Roma.
I risultati definitivi dovrebbero essere formalizzati nei prossimi giorni dal Centro antiveleni di Pavia, che sta completando la relazione conclusiva sugli esami tossicologici effettuati. Il documento sarà centrale per chiarire la natura della sostanza riscontrata e per definire con precisione il quadro clinico-legale delle due morti. La vicenda giudiziaria, intanto, prosegue con ulteriori approfondimenti investigativi. Nelle ultime settimane gli inquirenti hanno ascoltato numerose persone tra familiari e conoscenti delle vittime, compresi lo stesso Gianni Di Vita e la figlia Alice, sentiti nuovamente per diverse ore. L’obiettivo è ricostruire con precisione le ultime ore di vita di madre e figlia e verificare eventuali anomalie nelle abitudini familiari o nei rapporti personali. Sabato poi gli investigatori della Squadra mobile avevano effettuato un ulteriore sopralluogo nella casa di Pietracatella (Campobasso) che è tuttora sotto sequestro.














