Circa gli effetti devastanti della ricina, il professor Giuseppe Fortuni, noto medico legale, ha spiegato che “la caratteristica rivelata dall’autopsia dipende dalle modalità di assunzione, cioè se si tratta di un’inalazione o una ingestione”. “In questo caso, - ha osservato l’esperto, ospite della trasmissione - non c’è stata inalazione perché i disturbi sono tutti gastroenterici. Pertanto il quadro autoptico deve essere quello di una necrosi multifocale di tutti gli organi dell’apparato gastrointestinale, quindi qualcosa non torna”. Inoltre “la ricina è difficile, oltre che da reperire, anche da manipolare senza avvelenarsi”. Riguardo alla tempistica dei sintomi manifestati dalle due donne, Fortuni ha precisato che potrebbero essere ricondotti alla tossina attenzionata “perché, in genere, i primi sintomi compaiono dopo una decina di ore ma, se l’assunzione è in quantità minime, possono comparire anche successivamente”. Tuttavia non si può escludere l’ipotesi di un altro veleno: “Bisogna capire quali elementi ha avuto a disposizione il Centro Antiveleni di Pavia per fare questa ipotesi (quella della ricina ndr) - ha concluso il medico legale - perché è un’ipotesi. Se l’hanno trovata, vuol dire che l’hanno cercata con modalità precise. Qualcosa non torna”.