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Ultimo aggiornamento: 14:54

Proseguono senza sosta le indagini sul caso dell’ipotizzato avvelenamento da ricina che, a fine dicembre, ha portato alla morte di Sara Di Vita, 15 anni, e della madre Antonella Di Ielsi, 50 anni, a Pietracatella. Nella giornata odierna è stata nuovamente ascoltata per diverse ore la cugina di Gianni Di Vita, padre e marito delle vittime, convocata in Questura come persona informata sui fatti.

La donna, che non risulta indagata, ospita da giorni lo stesso Di Vita insieme ad Alice dopo il sequestro dell’abitazione familiare, in cui è stato effettuato un nuovo sopralluogo sabato scorso. Nel corso dell’audizione davanti agli investigatori della squadra mobile di Campobasso – incaricati dalla procura di Larino che coordina l’inchiesta per duplice omicidio volontario -le sono stati chiesti chiarimenti sui rapporti interni alla famiglia. In particolare, gli inquirenti stanno cercando di ricostruire con precisione le dinamiche relazionali tra Di Vita, la cugina acquisita e le nipoti. Una rete di testimonianze che si amplia giorno dopo giorno: sono oltre trenta le persone già ascoltate come informate sui fatti.

Al centro dell’inchiesta resta il nodo della ricina, una sostanza altamente tossica, le cui tracce sarebbero state individuate nel sangue e in un capello di una delle vittime. Tuttavia, secondo quanto emerso dai primi riscontri del centro antiveleni, la sostanza non sarebbe stata rilevata nel sangue di Gianni Di Vita, elemento che potrebbe avere un peso significativo nello sviluppo delle indagini.