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12 APRILE 2026
Ultimo aggiornamento: 14:18
Non si ferma neppure nel fine settimana l’attività investigativa sulla morte di Sara Di Vita, 15 anni, e della madre Antonella Di Ielsi, decedute tra il 27 e il 28 dicembre all’ospedale Cardarelli di Campobasso per probabile avvelenamento da ricina. Il mistero di Pietracatella, il piccolo centro del Molise sconvolto dalla morte delle donne, decedute dopo il pranzo di Natale in circostanze ancora da chiarire, non è ancora risolto. Un caso che, con il passare dei giorni, assume sempre più i contorni di un possibile duplice omicidio come ipotizzato dalla procura di Larino che, al momento, indaga contro ignoti. Nelle ultime ore, un nuovo movimento degli inquirenti ha riacceso l’attenzione. Nel pomeriggio di sabato il capo della Squadra mobile di Campobasso, Marco Graziano, insieme ad alcuni agenti, è stato visto in paese. Un sopralluogo non annunciato, avvolto dal massimo riserbo: nessuna informazione ufficiale sulle ragioni della presenza, né sugli eventuali elementi raccolti. Ma il segnale è chiaro: le verifiche sul campo proseguono e potrebbero riguardare aspetti rimasti finora in ombra.
Il lavoro degli investigatori entra ora in una fase cruciale. Già da lunedì mattina riprenderanno gli interrogatori di parenti, amici e conoscenti delle due vittime. Una rete di testimonianze che si amplia giorno dopo giorno: sono oltre trenta le persone già ascoltate come informate sui fatti. Non si esclude che vengano nuovamente convocati anche il marito e padre delle vittime, Gianni Di Vita, e la figlia sopravvissuta, già sentiti in passato per ore. Parallelamente, è atteso nei prossimi giorni anche un nuovo sopralluogo all’interno dell’abitazione della famiglia Di Vita, ancora sotto sequestro a più di cento giorni dalla tragedia. Un passaggio investigativo fondamentale, che potrebbe consentire ulteriori rilievi tecnici e forse chiarire la dinamica dell’eventuale avvelenamento.













