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Ultimo aggiornamento: 15:25
“Il cerchio si sta stringendo”. Secondo alcune fonti investigative – concentrate sul duplice omicidio di Sara Di Vita e della madre Antonella Di Ielsi morte dopo un presunto avvelenamento da ricina – sono due le donne sospettate, legate entrambe da uno stretto rapporto di parentela. Dopo quattro mesi di indagini, test e audizioni. Continuano intanto gli interrogatori degli amici e dei familiari delle vittime: sono stati sentiti di nuovo il padre e il fratello di Antonella, mentre la cugina di Di Vita dovrà essere riconvocata per la quarta volta.
La pista familiare sembra essere il motore che muove le indagini: secondo gli investigatori infatti sono emerse alcune contraddizioni durante le audizioni e in particolar modo delle incongruenze nella ricostruzione degli ultimi due giorni trascorsi dalla famiglia prima dell’avvelenamento.
All’inizio il numero delle persone sospettate era di 4-5 ma ora il campo si è ristretto a due. A questo quadro – di cui si mantiene il massimo riserbo – si aggiunge l’ipotesi che la ricina possa essere stata prodotta artigianalmente applicando tecniche usate in agricoltura per produrre repellenti per animali dannosi per orti e coltivazioni.






