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31 MARZO 2026

Ultimo aggiornamento: 15:11

Non più un mistero sanitario, ma un possibile delitto. A distanza di poco più di tre mesi dalla morte di Antonella Di Jelsi, 50 anni, e della figlia Sara Di Vita, 15 anni, la Procura ha aperto un nuovo fascicolo per duplice omicidio premeditato, al momento contro ignoti. Le due donne erano decedute pochi giorni dopo Natale all’ospedale Cardarelli di Campobasso, dove erano state ricoverate inizialmente per quella che sembrava una sospetta intossicazione alimentare. Si era pensato al botulino, a funghi, a cibo avariato ma nulla di quello che veniva analizzato dava riscontri. Una pista quella dell’intossicazione alimentare che, per settimane, aveva orientato accertamenti e analisi senza però portare a nulla di certo o concreto.

Gli esami microbiologici e tossicologici eseguiti allo Spallanzani di Roma erano apparsi negativi. Ora la svolta. Secondo quanto emerge da fonti qualificate, i test effettuati sul sangue, sia in Italia che all’estero, avrebbero rilevato invece tracce di ricina, una sostanza altamente tossica e difficilmente rintracciabile. Un elemento che cambia radicalmente il quadro: non più un’intossicazione accidentale, ma un avvelenamento doloso.