Nuovi interrogatori e un nuovo sopralluogo nella casa dove le due donne sarebbero state avvelenate.
Passa attraverso questi nuovi passaggi l'inchiesta che punta a fare luce sulla morte di Sara Di Vita, 15 anni, e di sua mamma Antonella Di Ielsi, 50 anni, dopo la svolta arrivata con la nuova ipotesi di reato: duplice omicidio premeditato mediante avvelenamento. La Squadra Mobile di Campobasso, guidata da Marco Graziano, che segue il caso dall'inizio, è al lavoro per capire chi abbia potuto procurarsi la ricina e in che modo sia poi riuscito ad avvelenare le due donne, probabilmente proprio nella casa di famiglia a Pietracatella, causandone la morte.
Con ogni probabilità saranno di nuovo sentiti anche Gianni Di Vita, padre e marito delle due vittime, e sua figlia Alice. Nell'abitazione invece gli specialisti della Scientifica andranno a cercare tracce dello stesso veleno individuato dal Centro specializzato di Pavia nel sangue di Sara e Antonella. Attesa anche per un altro elemento importante: presto agli investigatori arriverà l'esito di altri accertamenti che diranno se tracce di ricina erano presenti anche nel sangue di Gianni Di Vita (che dopo la morte della figlia e della moglie fu ricoverato allo Spallanzani di Roma sempre per sospetta intossicazione). Intanto si continua a scavare nella vita di parenti e conoscenti delle vittime alla ricerca di possibili moventi o indizi e si indaga anche in rete, e in particolare sul dark web, la parte sommersa dove avvengono attività illegali. La pianta dalla quale proviene il veleno si troverebbe anche in Basso Molise e gli agenti hanno anche fatto informalmente verifiche in alcuni negozi della regione. La ricina, che è molto citata in diverse serie tv, soprattutto americane, come Breaking Bad, e in passato, negli anni Settanta, fu utilizzata anche dal Kgb per assassinare un giornalista bulgaro. Dai semi della pianta si estrae anche olio, utilizzato soprattutto dall'industria cosmetica.












