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Ultimo aggiornamento: 10:41
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La morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, avvenuta tra il 27 e il 28 dicembre 2025 a Campobasso, resta avvolta da interrogativi a cui gli inquirenti cercano di dare risposta attraverso un lavoro investigativo sempre più articolato, tra riscontri scientifici, testimonianze e nuovi scenari. Uno degli elementi più rilevanti emersi negli ultimi giorni riguarda la conferma, da parte del Centro Antiveleni Maugeri di Pavia, della presenza di ricina nei campioni di sangue delle due donne. Secondo la relazione firmata dalla struttura guidata dal professor Carlo Alessandro Locatelli, la sostanza è stata rilevata “in concentrazioni compatibili con un quadro di intossicazione acuta”. Un dato che rafforza l’ipotesi dell’avvelenamento e segna un punto fermo in un’indagine che, fino a poco tempo fa, non escludeva neppure una semplice intossicazione alimentare. Tuttavia, restano aperti interrogativi cruciali. Tra questi, il momento esatto dell’esposizione alla tossina. Non è escluso, infatti, che il contatto con la ricina possa essere avvenuto in tempi diversi, ipotesi che complica ulteriormente la ricostruzione dei fatti e rende ancora più difficile individuare eventuali responsabilità.










