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Dai vetrini istologici con i prelievi effettuati durante le autopsie sui corpi di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, mamma e figlia morte il 28 dicembre a Pietracatella, in provincia di Campobasso, probabilmente per un avvelenamento da ricina, sono emersi "segni importanti di interessamento" di “fegato e pancreas”, “di origine chiaramente tossica”.
A dirlo è stato Pietrantonio Ricci, professore emerito di Medicina Legale dell’Università di Catanzaro e consulente di parte dei tre medici indagati per la morte delle due donne. Non sarebbero invece emersi "elementi che contrastano con l’ipotesi principale di cui adesso si parla”, ovvero l’avvelenamento da ricina (chi indaga ipotizza che la sostanza sia stata sciolta nell'acqua).
"I medici non si potevano accorgere della presenza della ricina" Ieri, nel Policlinico di Bari, il medico legale Benedetta Pia De Luca ha permesso ai consulenti di parte, sia dei medici indagati che delle parti offese, di esaminare al microscopio i vetrini con i prelievi fatti nel corso dell’autopsia sui corpi di madre e figlia, effettuata il 31 dicembre scorso, e nei successivi esami del 28 gennaio. Rispondendo alle domande dei cronisti sulla possibile conferma della pista dell'avvelenamento, Ricci ha spiegato: “Per quello che posso dire, nell’ambito della prudenza che devo avere in questi casi, mi sembra di poter dire di sì”.







