Il giallo di Pietracatella si arricchisce di nuovi dettagli tecnici che cercano di spiegare cosa sia accaduto alla famiglia Di Vita-Di Ielsi. Mentre le analisi del Centro Antiveleni di Pavia hanno confermato l’«intossicazione acuta» da ricina per Sara e Antonella Di Ielsi, decedute durante le festività natalizie, resta il nodo sulla posizione di Gianni Di Vita, unico sopravvissuto del nucleo familiare. Nonostante la sua negatività alla sostanza, la Procura di Larino mantiene ferme le proprie ipotesi accusatorie, supportata dal parere degli esperti sulla possibile degradazione del veleno nei campioni ematici.
Il caso ha riportato l'attenzione sulla pericolosità del ricino, una pianta che nel nostro Paese cresce spontaneamente. Carlo Locatelli, direttore del Centro Antiveleni Maugeri di Pavia, è intervenuto sulla questione durante la trasmissione IgnotoX su La7, fornendo un dato statistico rilevante: «In Italia lo scorso anno ci sono stati 7-8 casi di intossicazioni da ricina, casi di ingestioni accidentali di piccole quantità e nessuno è deceduto». Il tossicologo ha spiegato che in quegli episodi le persone coinvolte «avevano mangiato dei semi di quella pianta», ricordando anche un precedente in cui il Maugeri si occupò della morte di alcuni cani causata dalla «presenza della ricina in un concime per le piante», poi ritirato dal mercato.













