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21 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 12:26

L’ipotesi di un veleno ricavato artigianalmente dai semi di ricino entra con forza nell’inchiesta sul duplice omicidio di Sara Di Vita, 15 anni, e la madre Antonella Di Ielsi, 50 anni, morte tra il 27 e 28 dicembre scorso. Una pista che, pur restando al momento tra quelle al vaglio degli inquirenti, orienta in modo sempre più concreto le attività investigative, ora estese anche alla possibile provenienza della sostanza. La procura di Larino, che coordina le indagini. prosegue con tutti gli accertamenti.

Secondo quanto emerge da fonti investigative, gli accertamenti si stanno concentrando proprio sulla disponibilità della materia prima: i semi della pianta di ricino, da cui può essere ricavata la ricina, una tossina estremamente pericolosa. Le verifiche in corso non hanno natura accusatoria, ma tecnica: gli investigatori stanno mappando contesti in cui la pianta potrebbe essere presente o facilmente reperibile. Il raggio d’azione è ampio e comprende ambienti rurali e domestici, ma anche ambiti didattici, come scuole di agraria dove il ricino può essere utilizzato per attività di studio e laboratorio. In questo quadro si inserisce anche un sopralluogo effettuato dalla polizia in una scuola della provincia, ulteriore tassello di un’indagine che procede su più livelli e che punta a ricostruire non solo cosa sia accaduto, ma anche come sia stato eventualmente possibile procurarsi la sostanza.