Da martedì tavoli tecnici a Mimit, intanto sindacati annunciano sciopero di 8 ore in tutti i siti
Per l’ex Ilva di Taranto c’è molto da fare e pochissimo tempo. Novanta giorni, per l’esattezza: quelli dati dalla Corte d’Appello di Milano, che ha disposto lo spegnimento dell’area a caldo se non saranno prese misure sulle riduzioni di amianto ed emissioni. In questi tre mesi, quindi, il governo dovrà rimettere mano alla gara per gli impianti, riperimetrandola sulla sola area a freddo data l’impossibilità tecnica, certificata da Acciaierie d’Italia, di riuscire ad ottemperare per tempo alle richieste della magistratura meneghina. E, anche, elaborare un piano straordinario per far fronte all’impatto occupazionale che ne deriverà, da tracciare nell’arco di un mese di confronti con sindacati ed enti locali. Un tavolo tecnico che da martedì occuperà il Mimit per tutto agosto, destreggiandosi tra risorse a disposizione, offerte sul piatto, e il fronte compatto dei metalmeccanici, che ha già annunciato, a partire da domani, otto ore di sciopero e assemblee in tutti i siti del gruppo. È il quadro emerso dal vertice di tre ore a Palazzo Chigi, tra il sottosegretario di Stato Alfredo Mantovano, i ministri dell’Economia Giancarlo Giorgetti, delle Imprese Adolfo Urso e del Lavoro Marina Calderone, e i leader di Fim, Fiom, Uilm, Uglm e Usb, insieme ai commissari straordinari di AdI e Ilva in amministrazione straordinaria e ai rappresentanti di Invitalia.












