di
Claudia Voltattorni
Incontro governo, sindacati e commissari a Palazzo Chigi dopo la sentenza della Corte d’Appello di Milano che dà 90 giorni di tempo per la bonifica dall’amianto. Commissari: impossibile. Mantovano: riparametrare la gara. Fiom: se chiude area a caldo, chiude ex Ilva
Trovare soluzioni. È la parola d’ordine dopo 3 ore di incontro a Palazzo Chigi tra governo, sindacati, commissari straordinari dell’ex Ilva. E già martedì prossimo al ministero delle Imprese si avvierà un tavolo tecnico permanente con organizzazioni sindacali, enti locali e ministeri «per elaborare proposte concrete», ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano che ieri ha fatto da padrone di casa. Assente la premier Giorgia Meloni.
All’uscita la preoccupazione è altissima. Il decreto della Corte d’Appello di Milano che dà 90 giorni di tempo per eliminare tutto l’amianto dell’area a caldo a Taranto pena la chiusura sancisce quella che in molti ormai definiscono «una questione di sicurezza nazionale». I sindacati - Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm - hanno subito proclamato 8 ore di sciopero in tutti gli stabilimenti d’Italia e assemblee. Chiedono «un piano straordinario per la continuità produttiva, per l’ambientalizzazione e per la difesa dell’occupazione». Ma apprezzano il confronto aperto dal governo e ai tavoli al Mimit ci saranno. «Non è una situazione normale - spiega Michele De Palma della Fiom -, perché chiudere le aree a caldo vuol dire chiudere l’ex Ilva: questo tempo deve servire a garantire i lavoratori e le soluzioni industriali». Per Davide Sperti, Uilm, «occorre uscire dalla logica del tutti contro tutti».











