Un piano straordinario e una corsa contro il tempo per trovare una via d’uscita e ricollocare gli esuberi che porterà in dote la chiusura dell’area a caldo decisa da tribunale di Milano: circa 8mila persone tra diretti e indiretti sono impegnati negli altoforni.L’esito del confronto Governo-sindacati sull’ex Ilva è chiaro e ha anche un orizzonte temporale ben preciso: prima di 4 anni non ci potrà essere nessun forno elettrico e da qui al 2030 vanno gestiti gli esuberi su Taranto e i contraccolpi pesanti negli altri siti: Genova, Novi Ligure e Racconigi.Al faccia a faccia, durato circa tre ore e mezzo, erano presenti il sottosegretario alla presidenza, Mantovano, i ministri Giorgetti, Urso e Calderone, i commissari di Ilva e di Acciaierie d’Italia e i sindacati Fim, Fiom, Uilm, Usb e Ugl. Tante le ipotesi messe sul tavolo. Ma la via d’uscita ipotizzata passa, in primis, dal nuovo bando di gara e poi da strumenti di sostegno per i lavoratori compresi gli ammortizzatori sociali, ma soprattutto nuovi investimenti nell’area di Taranto che però, per ora, non esistono. Li comincerà a individuare e a mettere insieme un tavolo tecnico che martedì prossimo andrà in scena al Mimit. Ci sono 90 giorni di tempo prima dello stop decretato dai giudici, hanno detto i sindacati nel vertice, e allora prendiamoceli tutti per mettere in campo alternative e soluzioni.«Affinchè non rimanga uno slogan, ma si traduca in un progetto concreto, è necessario definirne con chiarezza i presupposti del piano straordinario, a partire da un’approfondita valutazione tecnica delle ricadute del decreto della Corte d’Appello di Milano» ha detto Mantovano spiegando che «occorre analizzare congiuntamente tutte le ulteriori ipotesi di investimento riguardanti Taranto, nonché le risorse disponibili a sostegno di tali interventi».I sindacati hanno intanto indetto 8 ore di sciopero nell’ex Ilva. Davide Sperti della Uilm, chiede «un solo decreto che si occupi dei lavoratori, che sono quelli che hanno pagato il prezzo più alto, e della città». Secondo Ferdinando Uliano della Fim Cisl, «impedire la chiusura delle aree a caldo significa la necessità di trovare soluzioni per costruire le alternative. Il tempo ce lo dobbiamo prendere per trovare soluzioni utili».Un anno fa si erano ipotizzati progetti per Taranto che riguardavano la cantieristica e il porto, ma anche data center e aerospazio. Piani poi evaporati che potrebbero tornare in auge nelle prossime settimane. Sicuramente un ruolo centrale lo potrà avere il porto. Ma gli enti locali sono avvisati: qualsiasi progetto industriale nell’area dovrà scendere a patti con la filosofia No nimby(non nel mio giardino) che da sempre anima Comune e Regione e che, nel tempo, ha tarpato le ali alla nave rigassificatrice e alla centrale termoelettrica.
Ex Ilva, parte il piano salva-esuberi. Per 4 anni forni elettrici impossibili
Ieri l’incontro con i sindacati, che hanno proclamato uno sciopero di 8 ore. Da martedì il tavolo tecnico al Mimit per gestire la crisi. Mantovano: “Valuteremo tutte le ipotesi di investimento su Taranto”












