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Giuliana Ferraino

La Corte di Appello: senza riduzione di amianto e polveri, stop all’area del caldo. Riunione d’urgenza convocata da Meloni. Oggi il tavolo con i sindacati. Flacks, con Danieli e Metinvest, cerca di tornare in gioco

Novanta giorni per mettere in sicurezza l’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto oppure fermarla. L’ordinanza della Corte d’appello di Milano trasforma la crisi dell’acciaieria in un conto alla rovescia e costringe il governo a rivedere i piani di cessione. La premier Giorgia Meloni ha convocato d’urgenza una riunione a Palazzo Chigi, mentre il Consiglio dei ministri ha stanziato altri 100 milioni per assicurare la continuità operativa e completare il passaggio delle attività, con riferimento però all’area a freddo. «La sentenza stravolge la fase di cessione», ha riconosciuto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti: l’ordine di chiudere l’area a caldo «cambia completamente le condizioni della vicenda». Per Palazzo Chigi si tratta degli impianti essenziali alla capacità produttiva, nei quali lavora la maggior parte degli addetti.

I giudici hanno stabilito che la produzione potrà riprendere solo dopo la rimozione integrale dell’amianto e il rientro di PM10 e PM2,5 entro i limiti di sicurezza, valutati sullo scenario autorizzato di sei milioni di tonnellate l’anno. La pronuncia accoglie il ricorso promosso da un gruppo di cittadini dell’associazione Genitori Tarantini, tra i quali un bambino.