Nuovo colpo di scena nella complessa vicenda dell'ex Ilva di Taranto. La Corte d'Appello di Milano ha disposto la sospensione dell'attività dell'area a caldo dello stabilimento entro 90 giorni qualora non vengano completate la bonifica dell'amianto ancora presente negli impianti e la riduzione delle emissioni di polveri sottili entro i livelli ritenuti compatibili con una produzione di sei milioni di tonnellate di acciaio all'anno.
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La decisione ribalta il precedente orientamento del Tribunale e accoglie il reclamo presentato da un gruppo di cittadini e dall'associazione Genitori Tarantini, che da anni denunciano i rischi sanitari legati all'attività del polo siderurgico. Secondo i giudici, il deterioramento degli impianti e la permanenza di criticità ambientali rendono necessario un intervento immediato per tutelare la salute pubblica.
Cosa prevede la sentenza
Il provvedimento riguarda il cuore produttivo dello stabilimento, l'area a caldo, dove avvengono le lavorazioni degli altiforni. La riapertura degli impianti sarà possibile soltanto dopo la completa rimozione dell'amianto e l'adozione delle misure necessarie per riportare le concentrazioni di PM10 e PM2,5 entro i limiti di sicurezza previsti dalla normativa ambientale.










