<p> </p> <p>Novanta giorni per rendere pulita l’aria che si respira dentro l’ex Ilva di Taranto. È <strong>l’ultimatum della Corte d’Appello di Milano</strong>, presieduta da Marianna Galioto, che ha ordinato ad Acciaierie d’Italia la sospensione dell’attività fino alla <strong>completa rimozione dell’amianto</strong> ancora presente negli impianti e all’adozione delle misure necessarie per riportare le emissioni di <strong>polveri sottili </strong>entro i limiti di sicurezza. </p> <p> </p> <p> </p> <p>La decisione arriva al termine del procedimento di <strong>reclamo promosso da un gruppo di genitori tarantini</strong> contro Ilva in amministrazione straordinaria e Acciaierie d’Italia e ribalta, su questi due aspetti, il precedente orientamento del Tribunale di Milano, che aveva respinto la richiesta di inibitoria.
Secondo i giudici, infatti,<strong> i rischi sanitari</strong> devono essere «ridotti entro i limiti di sicura accettabilità». </p> <p> </p> <p>Nel dettaglio, l’ordinanza stabilisce che la<strong> produzione nell’area a caldo</strong> – e quindi quella che comprende le Cokerie, l’Agglomerato, gli Altiforni, le Acciaierie e i parchi minerali – potrà riprendere soltanto dopo la completa rimozione dell’amianto e una volta adottate le misure necessarie a<strong> ricondurre le emissioni di polveri sottili entro limiti di sicurezza</strong>, con riferimento allo scenario produttivo autorizzato di 6 milioni di tonnellate annue previsto dall’ultima Autorizzazione integrata ambientale (Aia). </p> <p> </p> <ul class="leggi-anche"> <li><i>Leggi anche: <a href="https://www.milanofinanza.it/news/ex-ilva-le-carte-di-uno-scippo-ecco-le-accuse-contenute-nell-atto-di-citazione-da-7-miliardi-contro-202601132222034825">Ex Ilva, le carte di uno scippo: ecco le accuse contenute nell’atto di citazione da 7 miliardi contro ArcelorMittal</a></i></li> </ul> <h2><strong>Amianto e polvere sottili: l’insostenibilità ambientale dell’ex Ilva</strong></h2> <p>Il primo nodo riguarda l’amianto.










