La sentenza della Corte d’appello di Milano sullo stabilimento ex Ilva di Taranto «stravolge» e «cambia le condizioni» per la vendita del sito agli indiani di Jindal Steel. Lo riferisce il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, a margine del Consiglio dei ministri straordinario indetto dal governo per rispondere al fulmine a ciel sereno che ha colpito Palazzo Chigi nella tarda mattinata di ieri: il provvedimento emesso dalla Corte meneghina che prevede la chiusura «entro 90 giorni» dell’impianto, se non si interverrà con la bonifica e la riduzione delle emissioni sottili.
Lo ha decretato la Sezione specializzata in materia di Impresa, accogliendo il reclamo e l’istanza inibitoria promosse dall’associazione «Genitori Tarantini» e da un comitato di residenti. Il decreto, che porta la firma della giudice Marianna Galioto, comporta la sospensione dell’impianto, subordinando la possibile ripresa dell’attività all’applicazione di due provvedimenti urgenti: la bonifica – con la «rimozione integrale dell’amianto presente» – e l’«adozione di misure tecniche risolutive per ricondurre le emissioni di polveri sottili entro i limiti di sicurezza sanitaria», prendendo come parametro di riferimento lo scenario produttivo autorizzato di 6 milioni di tonnellate annue.











