Roma, 27 lug. (askanews) – Alla vigilia dell’incontro tra governo e sindacati è di nuovo allarme rosso sulla ex Ilva di Taranto. Ancora una volta dopo una decisione della Magistratura. La Corte di appello di Milano ha infatti accolto una richiesta di inibitoria e ordinato la sospensione dell’attività produttiva dell’area Caldo dello stabilimento, imponendo un termine di 90 giorni per “la rimozione integrale dell’amianto ancora presente negli impianti” e per operare “le misure necessarie per ridurre le emissioni di polveri sottili nei limiti di sicurezza”. Lo si legge nel provvedimento emanato da Marianna Galioto, Rossella Milone e Cristina Ravera, sulla richiesta presentata da 11 cittadini dell’associazione “Genitori Tarantini”.

Dure e allarmistiche reazioni delle imprese del settore: secondo Federmeccanica la decisione rischia di decretare la condanna a morte dell’impianto. “Ci permettiamo di rinnovare il nostro appello al Governo per impedire questa potenziale catastrofe economica – afferma Federmeccanica -. Riteniamo che in un’economia industriale, la seconda manifattura d’Europa, non ci si possa rassegnare al declino e perdere un asset come quello dell’ex-Ilva. È in gioco l’autonomia strategica delle numerose filiere legate all’acciaio”.