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Tutto si concentra su un'aula di tribunale. Domani la Corte d'Appello di Milano scioglierà il nodo più urgente della vertenza ex Ilva: valuterà l'istanza di sospensiva presentata dalle amministrazioni straordinarie di Acciaierie d'Italia e Ilva contro il decreto che ha imposto lo stop dell'area a caldo. Da quella decisione dipende, di fatto, la direzione delle prossime settimane a Taranto.

In attesa del pronunciamento, ieri a Palazzo Chigi si è consumata una giornata di trattative segnata - secondo chi vi ha partecipato - da momenti di forte tensione. Al tavolo, convocato dal governo, si sono confrontati enti locali, associazioni datoriali e sindacati, in un confronto che ha prodotto almeno un risultato concreto: le associazioni dell'indotto hanno accettato di congelare le procedure di licenziamento collettivo avviate la settimana scorsa dalle imprese, in cambio delle garanzie di continuità produttiva offerte dall'esecutivo. Una tregua, hanno spiegato le stesse associazioni, dettata da "un senso di responsabilità" più che da un cambio di prospettiva sulla crisi.

Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano ha provato a scacciare l'idea di un esecutivo rassegnato alla chiusura del polo siderurgico: "Quella del governo non è una prospettiva di rassegnazione", ha detto durante la riunione, rivendicando invece una logica di rilancio. Il futuro dell'impianto, ha aggiunto, passa comunque dalla transizione verde: "Il futuro dell'Ilva sarà in ogni caso legato al green e alla decarbonizzazione attraverso i forni elettrici alimentati a Dri". Per arrivarci, il governo punta a replicare uno schema già utilizzato altrove: un tavolo permanente sul modello di quelli attivati per le opere del Giubileo 2025 e per gli interventi nella Terra dei Fuochi, in Campania.