Anche la Regione Puglia si è costituita davanti alla Corte d'Appello di Milano in vista dell'udienza di mercoledì 9, intervenendo nei procedimenti promossi da Ilva e Acciaierie d'Italia in Amministrazione Straordinaria per chiedere la sospensiva del decreto con cui il 27 luglio la stessa Corte ha disposto la chiusura dell'area a caldo dell'ex Ilva. L'atto dell'Avvocatura regionale, presentato per conto del presidente Antonio Decaro, si aggiunge alle difese già depositate dagli 11 cittadini di Taranto. Erano stati proprio questi ultimi ad attivare l'azione inibitoria sfociata nel decreto che impone lo spegnimento degli impianti inquinanti entro il 28 ottobre. Nella comparsa di costituzione, l'ente regionale - tramite gli avvocati Rossana Lanza e Anna Bucci - "in continuità con le precedenti fasi processuali" rimette ai giudici milanesi "ogni valutazione e conseguente decisione che consenta la totale decarbonizzazione dell'impianto a tutela della salute, dell'ambiente e del diritto al lavoro".
La mossa della Regione viene attaccata dai Genitori tarantini, il gruppo di cittadini che con il loro ricorso ha provocato la decisione della Corte d'appello. "Poche righe per rimettersi alle valutazioni della Corte, anziché opporsi vigorosamente con noi alla sospensione della sospensione cautelare", afferma l'associazione, secondo cui il richiamo alla decarbonizzazione "nulla c'entra in questa fase". "Sembra una giravolta inspiegabile, oppure un comportamento alla Ponzio Pilato", attaccano. Il riferimento dell'associazione è al governatore Antonio Decaro. "Potrà anche lavarsi le mani, ma deve sapere che l'acqua in cui le sciacquerà non è pura", sostengono, richiamando i danni provocati dalle emissioni industriali. Infine l'appello: "Non basta rimettersi alla Corte, occorre cercare di influenzarne a favore del popolo tarantino la valutazione". E chiedono a Decaro di "mandare ancora i propri legali, come nella precedente udienza, a difendere le nostre ragioni".










